Christian Zucconi nasce il 12 gennaio del 1978.
Come molti dei bambini di quella generazione, Christian possiede I Quindici, una collana di volumi che pretende di spiegare ai più piccoli il come e il perché. Seienne, Christian si imbatte in un racconto di Marina Spano, Il naso storto dell'artista. Parla di un giovinetto che vuol fare lo scultore ad ogni costo.
A pagina 217, sopra ad un ritratto dallo sguardo schivo ma dolcissimo, la nota riporta: "Il giovanissimo scultore era Michelangelo Buonarroti, genio unico al mondo. Scultore, pittore, architetto, ha lasciato, tra le altre opere eccelse, il Mosè, la Pietà, la cupola di San Pietro a Roma e il Giudizio Universale nella Cappella Sistina in Vaticano".
Christian era nato da soli sei anni e aveva già avuto due grandissime fortune: sapeva chi era e chi sarebbe stato il suo modello, il Maestro di una vita. Vuole vedere le sue opere e nel 1984 si fa accompagnare dove geograficamente è custodita l'opera a lui più vicina: Milano, Castello Sforzesco, Museo d'Arte Antica: la Pietà Rondanini.
Negli anni che seguono, niente riesce a smuovere il testardo che ha fatto della testardaggine la propria bandiera, ben bene conficcata finanche dentro al suo nome:
zuccone zuc·có·ne agg. e s.m. (f. -a)
~ Persona dalla testa grossa ¤ fig. Persona ottusa di mente; anche, persona caparbia, testarda: quello z. non ascolta mai i consigli di nessuno.
Contro qualsiasi opinione ragionevole, alla fine del 1996 Christian apre il proprio laboratorio di scultura. Nel giro di due anni nascono opere come Cristo bianco, Io sono bella, Auto da fe' e Sogni altrove. Coronamento di questo periodo, alla fine del 1998 organizza la sua prima personale: "Marmo e figura", Università Cattolica del Sacro Cuore, Piacenza.
È in questo periodo che Christian si trasferisce nella casa/studio in cui tuttora abita e lavora. Il laboratorio molto più ampio gli permette di misurarsi con le grandi dimensioni, cui si sente istintivamente attratto. Frutto di questa ricerca sono opere come Le cose che non si possono fare, Lo sguardo degli altri, Paolo e Francesca fino alla raffinatissima Dormire nell'acqua, dove la ricerca della bellezza intrinseca del travertino porta ad un'opera che sembra scolpita dagli elementi naturali.
Nel 2007, quando fuori tutto finalmente sembra funzionare, dentro tutto si rompe. Per comprenderlo, per dare una dimensione al vuoto che lo sta voracemente ingoiando, Christian aumenta le dimensioni e il peso stesso delle proprie opere fino a quella pazzia di pietra che è Legione: mastodontico gruppo di blocchi in cui ventidue figure sono condannate ad una violenta lotta con sé stesse, la scultura è un vero e proprio autoritratto che l'artista estrae dalla pietra senza nessuno studio preventivo, senza nessun bozzetto; soltanto la pietra contro di lui e lui contro la pietra. La lotta si conclude con il momento più buio della sua vita fino a quel momento. Christian si accorge che se non si accenderà una luce nuova, l'ormai flebile fiammella si spegnerà per sempre.
Notte del 25 dicembre 2007. Nella solitudine del laboratorio, eppure non solo, osservando i mucchi di macero ricoperti di polvere rosso sangue, così simili alle macerie dentro di lui, Christian intuisce che le potenzialità del precetto michelangiolesco di "levare il superfluo" non sono ancora completamente sondate. Distruggere. Svuotare. Ricomporre.
Christian ritrova le aspirazioni di un tempo: dopo due anni di lavoro ininterrotto e solitario, il 6 marzo 2010, compleanno di Michelangelo, Christian torna dove tutto è cominciato: Castello Sforzesco, Museo d'Arte Antica, Sala degli Scarlioni, Pietà Rondanini.