Christian Zucconi nasce il 12 gennaio del 1978 a Piacenza.
Profondamente colpito da Michelangelo e dalla cultura classica, inizia a frequentare ancora bambino il laboratorio dello scultore piacentino Paolo Perotti e, dodicenne, a Carrara presso il Laboratorio Corsanini scopre l’antica tradizione italiana del marmo.
Nel 1996 il primo viaggio in Grecia gli apre orizzonti fino a quel momento soltanto immaginati e dà alla sua ricerca un’impronta sempre più severa e coerente, tanto che solo due anni dopo Piero Molinari organizza la sua prima personale all’Università Cattolica di Piacenza e nel 2002 Stefano Fugazza cura la sua prima monografia. Nel lustro a seguire, oltre ad un’oculata attività espositiva, si impegna soprattutto nella realizzazione di grandi monumenti pubblici – come la scultura ambientale Testimoni della Memoria e il gigantesco Guardiano dei Libri, entrambi a Piacenza, e la Stele del Sangue a Viù (Torino).
Nel 2007, in occasione della personale curata da Flavio Arensi nella Pinacoteca del Castello Visconteo di Legnano, dove in Piazza San Magno espone una gigantesca battaglia di corpi che rimane “una delle più ambiziose sfide della scultura monumentale in pietra degli ultimi 50 anni” (Panzetta), Stefano Fugazza e Alfonso Panzetta firmano un catalogo che raccoglie tutte le sculture dei suoi primi quindici anni di lavoro. Alla fine di quell’intensissimo anno inventa la tecnica kenoclastica,[1] che verrà presentata da Rudy Chiappini nel 2010 in una straordinaria personale al Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco di Milano, per la quale viene pubblicato un significativo catalogo con le foto di Mauro Davoli. Nel 2011 è chiamato da Vittorio Sgarbi a esporre la sua Cena in Emmaus nel Padiglione Italia Emilia Romagna della 54° Biennale di Venezia e, a sette anni dall’ultima personale nella sua città, torna ad esporre a Piacenza in una articolata mostra a cura di Elena Percivaldi nei Musei Civici di Palazzo Farnese. Il 2012 lo vede protagonista in due musei toscani: il Cassero per la Scultura di Montevarchi a cura di Alfonso Panzetta e il Museo dell’Opera del Duomo di Prato a cura di Luca Beatrice.
[1] Tecnica scultorea inventata da Christian Zucconi nel dicembre del 2007, consistente nella distruzione di un’opera finita, nel suo svuotamento e nella successiva ricomposizione. Attraverso il drastico abbattimento di peso e all’uso di strutture interne invisibili, amplia le possibilità tecniche e iconografiche della scultura in pietra.

















