Christian Zucconi
  • Crucifixio


Crucifixio

16 febbraio 2009 – Travertino persiano, ferro e acciaio, 85 x 69 x 225 cm

Dopo l’ora sesta le tenebre scesero su tutta la terra fino all’ora nona. Verso l’ora nona Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabachthanì?» che significa: «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?» Allora alcuni dei presenti, uditolo, presero a dire: «Egli chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto e la fissò su una canna per dargli da bere. Ma gli altri dicevano: «Aspetta. Vediamo se viene Elia a salvarlo». Ma Gesù emise di nuovo un forte grido ed esalò lo spirito.

Matteo, Vangelo, 27, 45-50

 
In Crucifixio, la figura del Cristo crocifisso viene assunta da Zucconi come emblema del dolore universale, ma la rappresentazione tradotta dall’artista è ancora una volta atipica. La simbologia della croce si perde completamente e quello che rimane del supplizio è l’effetto della sospensione, dell’esposizione al pubblico, dell’umiliazione che era parte integrante del supplizio da tenere sempre presente in ogni disquisizione circa la crocifissione praticata dai romani.  A ricordare la figura di Cristo rimane solo un richiamo alla riconosciuta corona di spine, risolta utilizzando antichi chiodi che bucano la fronte di Cristo dall’interno, come a suggerire che parte del supplizio viene da dentro e il dolore è quindi anche spirituale oltre che fisico.

Questo “uomo di dolori” colto nell’ultimo afflato vitale, questa figura di sofferenza, questo corpo martoriato, contempla anche un altro aspetto che la nostra abitudine di associare Gesù di Nazareth al sesso maschile ci fa apparire quasi come una ferita da evirazione: il fatto che questa figura astratta del dolore sia esplicitamente di sesso femminile. Ancora una volta ben distante da intenti meramente blasfemi, l’immagine fisica serve a Zucconi per ragionare su un aspetto spirituale che vede nel Cristo sofferente una sorta di utero universale. In altre parole, l’immagine incarna simbolicamente la missione di Cristo nel momento stesso del suo compimento: attraverso il suo sacrificio ridona la vita agli uomini partorendo, dando alla luce una nuova umanità.

Crucifixio, datata 16 febbraio 2009, è una rielaborazione di Perché mi hai abbandonato? (25 dicembre 2007), scultura che, pur portando in germe le innovazioni kenoclastiche, ancora non riusciva a staccarsi completamente dalla concezione della statuaria tradizionale. La figura era infatti collocata su un semplice basamento in ferro e l’utilizzo dello svuotamento e delle fratture non aveva ancora trovato una compiuta dimensione estetica e statica.

Riprendendo la lavorazione su un’opera finita, Zucconi elimina il basamento spaccando la parte inferiore della figura e utilizza il “metodo della sospensione” inaugurato con Marsia (15 novembre 2008) per installarla in una struttura in ferro che la rinchiude e sospende in uno spazio delimitato e claustrofobico.

Dal 5 marzo al 25 aprile 2010 è stata esposta a Milano nella Sala delle Campane del Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco in occasione della mostra Rivoluzione Kenoclastica a cura di Rudy Chiappini, dove ha suscitato aspre polemiche per la sessualità rovesciata.