Depositio Christi
13 luglio 2009 – Travertino persiano, ferro e piombo, 86 x 226 x 96 cm
Ispirata alle tombe terragne custodite nel Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco e alle raffigurazioni del Cristo morto tradizionalmente utilizzate per la processione del Venerdì Santo, questa rappresentazione del Cristo vuole esprimerne l’umanità in tutto il suo realismo: Cristo ha davvero sofferto, le piaghe sono state dolorose, il suo corpo era di carne e sangue come quello di qualsiasi altro uomo. Per questo il corpo è steso su un tavolo anatomico e, in linea con gli usi obitoriali, legato all’alluce porta il cartellino di riconoscimento recante il testo del titulus crucis in ebraico, greco e latino: Iesus Nazarénus Rex Iudaeórum.
Depositio Christi, datata 13 luglio 2009, non solo è stata espressamente scolpita per essere esposta nella Cappella Ducale del Castello Sforzesco, ma è stata addirittura “vista” da Zucconi durante una delle visite precedenti la mostra Rivoluzione Kenoclastica. Seduto sulla panca della Cappella Ducale a ridosso dell’orario di chiusura, nell’insolita solitudine e nel silenzio, osservando la Figura orante sulla destra, la Madonna col Bambino sulla parete di sinistra e il Cristo Risorto sulla volta, Zucconi vide chiaramente l’immagine che anche noi potemmo vedere durante la mostra: una veglia funebre a un corpo morto e l’ipotesi della resurrezione in un altro mondo.
Il dialogo spaziale e compositivo che si creò in quell’occasione tra le sculture e gli affreschi fu irripetibile.
Dal 5 marzo al 25 aprile 2010 è stata esposta a Milano nella Cappella Ducale del Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco in occasione della mostra Rivoluzione Kenoclastica a cura di Rudy Chiappini, dove ha scatenato la polemica sulla violenza e oscenità delle opere esposte, con particolare riferimento ad una rappresentazione “troppo umana” del Cristo.

















