Christian Zucconi
  • Salomè


Salomè

20 novembre 2008 – Travertino persiano, ferro e resina, 60 x 90 x 137 cm
Collezione privata

Salomè danzò, e piacque ad Erode e ai commensali. Erode dunque disse alla bambina (κορασίῳ): «Chiedimi qualsiasi cosa tu voglia e te la darò, foss’anche la metà del mio regno», e giurò. La bambina allora uscì e domandò alla madre cosa dovesse chiedere, e quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». Rientrata in fretta dal re, la bambina gli disse: «Voglio che tu subito su un vassoio mi dia la testa di Giovanni il Battista».

Marco, Vangelo, 6, 22-25

L’episodio della danza di Salomè è ben presente nell’immaginario comune, ma è fortemente condizionato dal preconcetto romantico che la descrive come una navigata cortigiana che grazie al suo fascino erotico ammalia uomini di potere per il proprio rendiconto. Eppure Salomè era inequivocabilmente una bambina: sia in Matteo che in Marco, il testo greco originale non riporta la parola kore, ‘ragazza’, ma il diminutivo korasion, ‘ragazzina’, ‘bambina’. La traduzione sopra citata aggiorna l’ufficiale traduzione CEI, che riporta la parola “fanciulla”, per meglio evidenziare un aspetto che, proprio per la notorietà dell’episodio, rischia di passare inosservato stravolgendo completamente l’esegesi del passo.

“Danzando sono uscita dalla stanza delle fanciulle”, con questa libera traduzione dalle Fenicie di Euripide, Zucconi cerca un anello di congiunzione tra la cultura greca e quella cristiana; non è interessato a narrare la storia evangelica, ma ne vuole interpretare la valenza mitica: il lacerante passaggio dall’infanzia all’età adulta. è con la sua danza che Salomè cresce ed esce dalla “stanza delle vergini”, delle “bambine”, perché è la causa che porterà all’effetto della decollazione; ma è anche con leggerezza che si avvia sulla strada degli adulti venendo per la prima volta in contatto con la morte.

Salomè, datata 20 novembre 2008, rimane probabilmente la più straordinaria ed estrema dimostrazione delle potenzialità offerte dalla tecnica kenoclastica, che permette allo scultore di realizzare una figura in pietra che si sostiene soltanto sulla punta dei piedi ed estende completamente un braccio nello spazio senza l’ausilio di sostegni visibili.

Tuttavia l’opera non solo realizza un gesto tecnico senza precedenti, ma segna anche il passaggio definitivo alla nuova estetica dell’artista, in cui la tecnica non è fine a sé stessa, ma apre nuove strade estetiche, compositive e filosofiche; in cui la tecnica non è soltanto espressione di bravura ma soprattutto azione di una forza nel tempo, avvicinando alla finitezza e alla fragilità dell’uomo un materiale che fino a poco prima era il materiale degli dei, potenzialmente eterno, immutabile. La pietra diventa carne e le figure diventano individui. è la piccola Alessia Muraro a dare le fattezze alla piccola Salomé: la scultura di Zucconi da ideale si è fatta umana.

Dal 5 marzo al 25 aprile 2010, l’opera è stata esposta a Milano nella Sala delle Colombine del Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco in occasione della mostra Rivoluzione Kenoclastica a cura di Rudy Chiappini. Dal 5 maggio al 25 giugno 2010 la scultura è stata esposta a Milano in Compagnia del Disegno in occasione della mostra Rivoluzione Kenoclastica a cura di Alain Toubas.