Thyestes
3 novembre 2009 – Travertino persiano e ferro, 55 x 55 x 160 cm
Interpretato da Zucconi come una sorta di “fiero pasto”, il rapporto padre-figlio/genitori-prole viene risolto icasticamente dall’artista ricorrendo al mito greco: avendo Tieste sedotto la moglie del fratello Atreo, quest’ultimo si vendica uccidendo il nipote e cucinandolo per lui. Da qui, alcuni dei versi più potenti di Seneca, che esprimono l’orrore di Tieste che, ingerendo ciò che aveva generato ha sovvertito la natura stessa delle cose: “si rivoltano nelle viscere e l’orrore chiuso dentro di lui senza uscita lotta e cerca una via di fuga”.
Thyestes, datato 3 novembre 2009, rompe definitivamente i limiti del blocco per diventare figura spaziale a tutti gli effetti. La statua diventa individuo che opera in uno spazio dove anche i tavoli e le sedie fanno parte dell’opera, dove anche gli spettatori diventano parte integrante di una composizione sempre più aperta e condivisibile. Con Thyestes il mito non solo diventa storia, ma addirittura storia personale. È infatti il padre dell’artista, Antonino Zucconi, a posare per il tantalide, e lo stesso Zucconi si ritrae nel figlio a brani sul tavolo utilizzando alcune fotografie dei primi anni ’80 del Novecento.
Dal 5 marzo al 25 aprile 2010 la scultura è stata esposta nella Sala delle Assi del Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco in occasione della mostra Rivoluzione Kenoclastica, dove ha fomentato la polemica circa la presunta violenza delle opere esposte.





















